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Le Marche


Uno degli aspetti più caratterizzanti delle Marche è la costa che si estende per 180 km che si snoda in una grande varietà di tipi di spiagge, premiate con numerose bandiere blu europee le quali sanciscono l’ottima qualità delle acque e la cura per la protezione dell’ambiente marino. Dal promontorio del Monte Conero, Parco Regionale, e tra le più caratteristiche costiere di tutto l’Adriatico, si susseguono decine di località turistiche spesso di rara suggestione.
Nella costa settentrionale detta “Riviera delle colline” si alternano spiagge lunghe e sottili qua e là interrotte da un promontorio, da piccole calette o dalla foce di un torrente. I famosi centri balneari di Gabicce Mare, Fano, Pesaro caratterizzati da ampie spiagge sabbiose offrono una tranquilla vita balneare. Proseguendo verso Ancona si incontra Senigallia rinomata città per la sua spiaggia candida e finissima. Dal Monte Conero, promontorio di straordinaria bellezza che si affaccia sull’azzurro del mare Adriatico. Da qui inizia il tratto più singolare del litorale adriatico marchigiano: la “Riviere del Conero”, ricca di baie bianche a volte raggiungibili solo in barca o attraverso sentieri ritagliati nel verde della macchia mediterranea. Dalle porte meridionali di Ancona si succedono suggestive località turistiche: l’Oasi di Portonovo, la premiatissima Sirolo a picco sul mare, Numana con l’attrezzato e funzionale porto turistico e Marcelli la più moderna con villaggi turistici, residences e adeguate strutture ricettive. A sud del Monte Conero la costa ripropone arenili ampi e pianeggianti fino a raggiungere il verde delle pinete di Porto Recanati, Porto Potenza Picena e Civitanova Marche. Per completare il panorama costiero delle Marche non si può non ricordare la “verde riviera picena”, che si estende tra Porto Sant’Elpidio, Lido di Fermo, Porto San Giorgio e Pedaso, e l’esotica “riviera delle palme” tra Cupramarittima, Grottammare e San Benedetto del Tronto, con le sue 7000 palme che crescono anche sulla spiaggia finissima e bianca che degrada nel mare caratterizzato da bassi fondali.




Il paesaggio collinare interessa il 53% del territorio ed è un tratto inconfondibile di questa terra. Si tratta di alture marnoso-arenacee che la natura ha distribuito sia a nord che a sud. L’uomo poi vi ha disegnato precisi appezzamenti delle più svariate forme geometriche con interminabili filari di pioppi e punteggiati da alberi d’ulivo o da rigogliose vigne.
Alla sommità dei colli sorgono le ‘città balcone’ arroccate da secoli e testimoni della storia. Recanati, Urbino, Fermo, Camerino, Cingoli, Osimo, San Ginesio, Macerata, Loreto sono alcune delle più belle ‘città belvedere’.
Nel Montefeltro, ai confini con la Toscana e la Romagna, prevale un ambiente aspro con scoscesi speroni rocciosi e giganteschi contrafforti di pietra come quelli su cui sono aggrappati San Leo e la Repubblica di San Marino. Più a mezzogiorno il paesaggio si addolcisce e compaiono dei colli in una successione sempre più sfumata. Nella punta meridionale dell’Ascolano, a ridosso del confine con l’Abruzzo, il terreno si increspa con maggior decisione, i pendii più ripidi e gli stacchi tra collina e pianura diventano più netti.




Dovunque vi troviate nelle Marche, i Monti Appennini non sono mai troppo distanti. Occupano la parte occidentale della regione ed offrono un magnifico scenario per alcune specie di fauna selvatica più affascinante dell'Italia. Le vaste aree verdi ora sono diventate parchi naturali. Il Parco Naturale dei Monti Sibillini, nella zona sud-ovest, è il più grande parco della regione, e si estende per 40 chilometri fino ad arrivare nella parte ovest dell’ Umbria. Le montagne prendono il loro nome da una leggenda che narra che una sibilla si nascose in una caverna sul Monte Sibilla conosciuta come Grotta delle Fate perché inseguita dagli inferi. Il Monte Vettore (2476 metri), al centro del parco, è la più alta montagna della regione. Le pareti e gli enormi picchi rocciosi nel lato orientale, come il Pizzo del Diavolo e la Gola dell'Infernaccio, sono paesaggi aspri simili a quelli delle Dolomiti. La caratteristica più insolita della zona, tuttavia, è l’ampia zona pianeggiante ad ovest denominata Piano Grande. In maggio ed in giugno, questi brullo altopiano 1250 metri sopra il livello del mare, lungo otto chilometri e largo cinque, si trasforma in un tappeto di fiori selvatici. Fra i papaveri si trovano i tulipani selvatici e i fiori alpini quale il buxbaumii del carex. Le montagne che incorniciano il Piano Grande sono inoltre paradisi botanici. L’Edelweiss alpino, il giglio del martagone, la bacca dell'orso, il cinquefoglie dell'Appennino e lo spincervino alpino sono solo alcune specie. Il parco è inoltre ricco d’uccelli - poiane, gheppi, falchi, qualche avvistamento dell'aquila dorata, falchi pellegrini, pernice della roccia, gufi d’aquila e gracchi. La Riserva Naturale del Torricchio è una riserva della Fauna Selvatica che copre circa 300 ettari (800 acri). Al centro della Valle di Tazza vi è una stretta gola fiancheggiata dai pendii boscosi del Monte Torricchio (metri 1444) e del Monte Fema (metri 1575). La zona è particolarmente ricca di fiori – l’asfodelo bianco, le orchidee, i ciclamini, le fragole - che attraggono molte specie interessanti di farfalla, compreso l'azzurro raro Alcon (alcon di Maculinea), che alcuni naturalisti considerare come una specie in pericolo di estinzione. Tra gli animali troviamo i tassi, gli scoiattoli rossi, i gatti selvatici ed il lupo.
Il Monte Conero fornisce l'unica linea costiera frastagliata nelle Marche, con un’altezza dal mare appena sopra dei 500 metri. Grazie alla sua posizione centrale essa è un punto importante di incontro per molte specie di flora marittima europea nordica e del sud. Vi è un'altra riserva naturale, vicino all’Abbazia di Fiastra. Qui la fauna selvatica include i cervi, la faina, lo sparviero, il gufo, l’upupa ed il picchio verde.
Il parco regionale della Gola Rossa-Frasassi, nella zona di Genga, è una serie di picchi calcarei che forniscono l'habitat roccioso per parecchie aquile dorate così come i falchi pellegrino ed i gufi di aquila. Le grotte di Frasassi, nel cuore della zona, sono le più lunghe e le più interessanti in Italia con un’area che ha un’altezza centrale di 240 m., grande abbastanza per contenere confortevolmente la cattedrale de Milano. I picchi calcarei della Gola del Furlo, sono un habitat perfetto per una famiglia d’aquile dorate. Il parco regionale del Colle di San Bartolo, vicino Gabicce sul litorale nordico della Marche, ospita d’inverno il gabbiano reale, il gabbiano mediterraneo ed il cormorano.




Le Marche sono un degradare di dolci colli e valli che dall’Appennino scendono al mare. E proprio le colline rappresentano le zone più felici per il prosperare della vite e la produzione di ottime uve. Il clima ideale consente di esprimere alte gradazioni zuccherine e delicati profumi, indispensabili per ottenere ottimi vini di cui la regione è ricca.
Nelle Marche la coltura della vite ha antichissime tradizioni che risalgono al tempo dell’impero romano. Tradizioni che si sono tramandate nei secoli (uno dei più famosi estimatori del vino marchigiano era Federico Barbarossa) dando origine a vini apprezzati in tutto il mondo. Oggigiorno sono presenti 24.000 ettari di vigne, di cui un terzo la produzione di vini DOC con prevalenza di bianchi.
Il vino più conosciuto è il Verdicchio dei castelli di Jesi, che è uno dei vini italiani più famosi nel mondo, tanto che l’80% della sua produzione viene esportato all’estero. Ma non c’è soltanto il Verdicchio a tenere alta la bandiera della regione, ultimamente si sono posti all’attenzione degli estimatori anche ottimi vini rossi, tra cui ricordiamo la D.O.C. Rosso Conero, vino nobile, derivato dalla spremitura di uva Montepulciano, mentre Morro d’Alba nasce il Lacrima, un vino rosso molto apprezzato. La valle del Metauro è la zona di produzioni del Bianchello, vino fresco e vivace, mentre nel sud della regione si produce il Rosso Piceno, un ottimo vino rosso. Altri ottimi vini sono: la Vernaccia, un vino spumante dolce o amabile, il Falerio dei Colli Ascolani, un bianco secco dal profumo fresco, il Verdicchio di Matelica che può essere passito o spumante e l’Esino, vino da pasto per eccellenza.




Le Marche rappresentano un punto di incontro tra le gastronomie del nord e del sud Italia. Immersa nel verde, al centro dell'Italia, questa regione è da sempre terra di antiche tradizioni e grande ospitalità. Domina, in particolare sull'Appennino umbro-marchigiano, una cucina fatta di sapori forti, decisi in cui domina la carne, tra cui spicca la saporitissima porchetta che viene preparata ancora secondo antiche tradizioni e che accompagna moltissimi piatti. Sulla costa invece si può gustare una grande quantità di prodotti ittici: crostacei, pesce azzurro e frutti di mare sono presenti in tutta la cucina del luogo. Piatto simbolo è il brodetto di mare, del quale ogni città possiede una propria particolare versione.
La cucina dell'entroterra marchigiano è costituita da sapori antichi e da vecchie tradizioni che sono rimaste immutate nel tempo per rendere sempre unico ogni piatto. Il tartufo, bianco o nero che sia, domina nelle ricette dell'entroterra e viene usato per insaporire moltissimi piatti. Insieme con i funghi i tartufi sono i protagonisti di uno dei piatti locali più tipici come il vincisgrassi. La carne domina nella cucina dell'entroterra: é una carne che deriva da un'ottima razza bovina, dalle cui carni si ottengono grandi specialità. Anche l'allevamento suino domina in questa regione e permette grande disponibilità di salumi. Il maiale infatti è il filo conduttore della gastronomia dell'entroterra marchigiano e la sua storia è legata a quella delle famiglie mezzadrili. Allevato con ghiande e pastoni, la macellazione avveniva d'inverno, quando scarseggiava il cibo proveniente dalle altre attività agricole e le basse temperature permettevano la lavorazione e la conservazione delle carni di suino. L'uso di valorizzare al meglio anche le parti meno pregiate ha dato vita ai due salumi più tipici della regione, il «ciauscolo» o «ciavuscolo» e il «salame lardellato».Altri prodotti tipici derivati dalla macellazione del maiale sono : la coppa,il mazzafegato, la lonza, il lonzino, la porchetta e la pancetta arrotolata. La qualità molto elevata, li accomuna tutti . Tra i salumi più " nobili" ottimo è il prosciutto di carpegna, che ha ottenuto la denominazione di origine protetta ( DOP ) e, anche se la zona di produzione è limitata al solo comune di Carpegna, la sua diffusione ha superato i confini italici per giungere sulle tavole di tutto il mondo. Ma la vera regina del territorio marchigiano è senza dubbio la porchetta, cotta sullo spiedo, con la sua tradizionale imbottitura di finocchio selvatico. Tipiche delle Marche sono le grosse e succose olive che costituiscono uno dei più famosi piatti della regione: le olive all'ascolana sono probabilmente la pietanza più rappresentativa della cucina marchigiana, che possiede un vero e proprio gusto nel campo dei cibi imbottiti. Non vasto ma fragrante il capitolo dei dolci: ciambelline e pagnottelle, ravioli di pasta frolla («piconi»), dolcini di Carnevale («scroccafusi»), un antico e un po' dimenticato dolce natalizio («frustignolo» o “pistingo”)). I dolci marchigiani sono sobri, frutto della prudenza e della misura, e sono preparati utilizzando le materie prime del territorio, in un equilibrio che evita i sapori eccessivi. Di solito contengono poco zucchero, proprio perché un tempo era un bene prezioso da usare con parsimonia ed era lasciato al miele il compito di arricchire i dolci. Venivano realizzati in occasione del Carnevale, di ricorrenze religiose o di avvenimenti legati alle stagioni. In tutte le Marche sono molto diffusi i liquori e i distillati che appartengono a un'antica tradizione legata alla presenza di numerosi conventi che fino dal XV secolo si dedicarono alla preparazione di bevande, ancora oggi prodotte da molte distillerie rispettando le antiche ricette.
Un prodotto tra questi eccelle per fama: l'anice, in considerazione del fatto che la materia prima si produceva in grande quantità soprattutto nella zona di Ascoli Piceno.




Capoluogo regionale e provinciale, Ancona, fondata dai siracusani nel IV secolo a.C., ha sempre legato la sua esistenza al porto, centro di attività commerciali, turistiche e militari. Sul Colle Guasco svetta la Basilica di San Ciriaco, edificata nell'anno Mille, in stile romanico impreziosita da elementi gotici e bizantini. Da vedere anche la Loggia dei Mercanti e la chiesa S. Agostino.
A pochi chilometri troviamo Loreto con il più grande Santuario mariano d'Italia, è una delle mete preferite dai pellegrini di tutto il mondo. Secondo una tradizione profondamente radicata, la Casa di Nazareth, in seguito all'invasione della Palestina da parte dei Maomettani nel 1294, fu portata dagli angeli a Loreto. Attorno al Santuario, originariamente una piccola chiesa, si sviluppò rapidamente l'antico borgo, circondato da mura, nel Cinquecento per volere di Papa Leone X. Da vedere la Piazza della Madonna assieme al Santuario della Santa Casa e al Palazzo Apostolico. Il rivestimento marmoreo della Santa Casa fu progettato dal Bramante e realizzato dal Sansovino. Da visitare il Museo della Santa Casa con opere di grande valore e il Museo delle armi antiche. Poco distante c'è Recanati, patria di Leopardi, che vive nel culto di uno tra i maggiori poeti italiani e che invita ad un itinerario tra i luoghi a lui cari. Nell'entroterra si apre la valle dell'Esino, dominata da Jesi. Circondata da antiche mura la città è dominata dalla mole elegante del Palazzo della Signoria costruito nel 1486 da Francesco di Giorgio Martini. Quartieri medievali, palazzi gentilizi e splendide chiese caratterizzano un centro storico armonioso e ben conservato.
Risalendo la valle si raggiunge Fabriano, nata dalla fusione di due castelli feudali situati nei pressi del fiume Ciano, è famosa in tutto il mondo per la lavorazione della carta che risale a 700 anni fa. La Pinacoteca civica conserva numerosi dipinti di scuola fabrianese, che ebbe in Gentile da Fabriano uno dei più illustri esponenti. Merita una visita Osimo, antico comune di origini romane che divenne libero comune nel 1100, conoscendo in seguito anche la dominazione delle signorie dei Malatesta e degli Sforza. Da vedere, oltre ai resti della cinta muraria romana, i prestigiosi palazzi del XVII e XVIII secolo tra cui il Palazzo comunale, che conserva tredici statue romane del I secolo a.C., il Duomo del XIII secolo e il Museo diocesano. Senigallia, conserva visibili tracce della sua antica storia: la Rocca Roveresca al cui interno è ancora possibile visitare una torre di avvistamento romana, il Palazzetto Baviera, il convento di Santa Maria delle Grazie, il Palazzo Mastai Ferretti dedicato a Papa Pio IX che nacque proprio in questa città.




Ascoli Piceno è una città ricchissima di storia nella quale le varie civiltà si sono integrate a meraviglia. La prima tappa è Piazza del Popolo, il cuore della città, circondata dalla Chiesa di San Francesco (1258), dal Palazzo dei Capitani (1535) e dalla Loggia dei Mercanti. Di rilevante valore artistico la Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio realizzata nel corso di varie epoche, il Duomo dedicato al patrono Sant'Emidio e il Battistero, pregevole costruzione del XII secolo.
Altra città di antichissime origini è Fermo, che assieme ad Ascoli fu uno dei centri più fiorenti dell'epoca romana fino ai fasti medievali. Offida custodisce numerose testimonianze che provano il suo glorioso passato. Le mura castellane si presentano ancora in buono stato così come la Rocca. Davvero singolare la piazza triangolare dominata dal Palazzo comunale, che ospita una pregevole raccolta di reperti piceni e romani. Maestosa e affascinante l'Abbazia di Santa Maria della Rocca, uno dei più significativi monumenti romanicogotici delle Marche. Un piccolo gioiello dell'intera provincia è Ripatransone che offre una vasta raccolta di reperti preistorici, piceni e romani presso il Museo archeologico C. Cellini. Da vedere anche la Pinacoteca gipsoteca civica che ospita l'unico museo di gessi delle Marche, la Cattedrale, il Palazzo del Podestà, iniziato nel 1304 e completato nel secolo scorso. Da non perdere la Corte delle Fonti, recentemente restaurata e, nel bellissimo centro storico, il vicolo più stretto d'Italia, largo soltanto 43 centimetri. Completate l’itinerario visitando Grottammare, che presenta uno stupendo vecchio casato e Acquaviva Picena, dove svetta la mastodontica fortezza del XIII secolo e altri piccoli gioielli della Provincia di Ascoli Piceno.




Macerata è di origini altomedievali, come fa supporre un documento del X secolo, anche se la tradizione vuole che sia sorta sulle rovine della romana Helvia Recina. Il capoluogo è centro di notevole interesse storico e artistico. Ricca di architettura rinascimentale e barocca, vanta numerosi monumenti, chiese, palazzi e musei.
Dove le Marche mostrano tutta la loro bellezza, fra vestigia storiche e natura trionfante, sorge Tolentino. Tolentino, importante nucleo prima piceno, poi romano, è un borgo che è riuscito a conservare la propria identità monumentale e urbanistica. Famosa perché vi venne firmato, il 19 febbraio del 1797, il trattato fra il Papato e Napoleone Bonaparte, Tolentino è un graziosissimo borgo tutto da scoprire. Da vedere la basilica di S. Nicola e il Museo Internazionale della Caricatura. Ma Tolentino è un ottimo punto di partenza per scoprire la zona del maceratese, ricca di sorprese. Come il Castello della Rancia, del XIV secolo, che ospita il Museo Civico Archeologico "Aristide Gentiloni Silverj". E il Castello è già parte integrante della Riserva Naturale Abbadia di Piastra. Il territorio della Riserva racchiude infatti monumenti e ambienti che abbracciano un arco storico vastissimo dall'Impero Romano fino alla sua caduta; dal Monachesimo, fino alla moderna civiltà agricola. Accanto ai monumenti anche il paesaggio agrario è esso stesso un elemento affascinante, non foss’altro perché si è conservato come in pochi luoghi italiani. Così, nella riserva è possibile ammirare il percorso del fiume Fiastra e il suo ambiente rurale ma anche il complesso monastico cistercense e l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra con i suoi musei, l'area archeologica di Urbs Salvia (I sec. d.C.) con il teatro, l'anfiteatro, la cinta muraria, il tempio con il criptoportico affrescato, il serbatoio dell’acquedotto, l’edificio a nicchioni ed il Museo archeologico statale, il borgo e la rocca medioevale di Urbisaglia. Infine, va segnalata la possibilità di percorrere piccoli itinerari in auto, come quello che conduce all’abbazia di Fiastra, che ha rappresentato, per secoli, il centro civile e religioso di questo territorio caratterizzato da piccoli centri abitati e che sono spesso poco noti, fuori dai circuiti turistici, e che Per questo conservano intatti atmosfere e testimonianze. Fra questi vanno ricordati Loro Piceno, l’antico “Castrum Lauri” che risale al tempo dei “Piceni”, dove sorge il castello del XII sec. la chiesa di S. Francesco e il chiostro trecentesco. Poco lontano è Mogliano con la porta da Piedi del XV sec. il Palazzo Forti del XVI sec. e, nella piazza, l’Arcipretura di S. Maria del XVIII sec. nella quale è conservata la pala “Madonna in gloria con santi” di Lorenzo Lotto, del 1548. E ancora Petriolo, con le sue, splendidamente conservate mura del XVI sec. e la chiesa di S. Maria del Soccorso del XIII sec.




Urbino è la città marchigiana più famosa del mondo, nota per essere stata assieme a Firenze la culla del Rinascimento. Con Federico II da Montefeltro, Urbino conobbe nel XV secolo un periodo di splendore artistico e culturale unico, diventando punto di riferimento di tutta la civiltà occidentale. Il Palazzo Ducale, sede della Galleria Nazionale delle Marche, è il monumento che meglio sintetizza la grandezza di questa città: 27 sale ricche di rare opere d'arte. All’interno opere insigni di Raffaello, Tiziano, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Luca Signorelli ed altri. Anche il Duomo, maestoso, sia all’esterno che all’interno, è sovrastato da una grande cupola e da un massiccio campanile. Merita una visita anche la Casa di Raffaello sede dell’Accademia Raffaello; l’Oratorio di San Giuseppe, in stile barocco, che custodisce il Presepio in stucco di Federico Brandani e il Palazzo dell’Università, antica residenza dei Montefeltro. La tradizione vuole che Pesaro fosse abitata già in epoca preromana con il nome Pisarum, i monumenti della città portano il segno di varie sovrapposizioni storiche e artistiche. Urbania città resa famosa dalla produzione di maioliche e ceramiche artistiche, conserva numerose testimonianze architettoniche all'interno del caratteristico nucleo medievale. Da visitare il famoso Palazzo Ducale, l'oratorio del Corpus Domini, la Cattedrale di San Cristoforo, la Chiesa di San Francesco, il Palazzo della Ragione (del'500) oggi sede del Municipio.
Una visita d'obbligo è a Fano, che conserva ancora molte testimonianze delle origini romane e il Palazzo della Ragione, la Corte Malatestiana, la Chiesa di San Paterniano, la Basilica Cattedrale.
L’itinerario è da concludere con Gradara Splendido esempio di architettura militare, nel Quattrocento la Rocca venne trasformata in corte rinascimentale, seguendo la sorte di molti avamposti militari.Realizzata in un arco di tempo che va dall'XI al XV secolo, la Rocca fu teatro della perenne lotta tra i Malatesta e i Montefeltro, passando successivamente sotto il dominio degli Sforza. Il nome del castello è legato alla tragica storia d'amore di Paolo e Francesca, resa eterna da Dante Alighieri nel V Canto dell'Inferno della Divina Commedia, e le perle del Montefeltro storico, come la rocca di San Leo realizzata nel XV secolo, posta sulla sommità di un enorme blocco roccioso. La storia di San Leo e la posizione strategica del Forte fanno pensare che lo stesso fu edificato su una struttura preesistente, utilizzata anch'essa come baluardo difensivo Sant’Angelo in Vado, Cagli (con le sue belle chiese romanicogotiche che conservano tele di gran valore, il Palazzo comunale e la Rocca), Cantiano, Carpegna, Sassocorvaro, Montecerignone, Fossombrone, San Leo con il suo maestoso forte firmato da Francesco di Giorgio Martini, che si erge imponente sulla sommità della rupe (a 639 mt. s.l.m.), Sant’Agata Feltria e Pennabilli, rifugio creativo di Tonino Guerra.